Rock Master: Boulder a Puccio e Gelmanov, Duello a McColl e Fakhritdinova

Domenica 8 settembre 2013. Nell’ultima giornata del Rock Master Festival 2013 la gara Boulder è stata vinta dal russo Rustam Gelmanov, e per la seconda volta consecutiva dalla statunitense Alex Puccio. Nel Duello Lead vittoria del canadese Sean McColl e della russa Dinara Fakhritdinova. Sempre nel Duello il torinese Stefano Ghisolfi è secondo.

Si è conclusa oggi la grande maratona del Rock Master Festival 2013. Partita sabato 31 agosto con il Rock Junior, la grande kermesse dell’arrampicata sportiva di Arco è continuata con gli Open Lead e Boulder, l’International Paraclimbing Cup Arco, l’assegnazione degli Arco Rock Legends – gli oscar dell’arrampicata, la IFSC Climbing World Cup Speed e il Rock Master Lead.

Oggi la chiusura con la gara maschile del Bouldering vinta da Rustam Gelmanov (Rus) davanti a Dmitri Sharafutdinov (Rus) e Christopher Webb-Parsons (Aus). Nel Boulder femminile si è imposta invece la statunitense Alex Puccio mentre la giapponese Aya Onoe è seconda e terze parimerito sono Yulia Abramchuk (Rus) e Akiyo Noguchi (Jpn).

Nel Duello Lead la vittoria è andata al canadese Sean McColl che ha battuto in finale il torinese Stefano Ghisolfi. Nella finale femminile la russa Dinara Fakhritdinova ha avuto la meglio sull’austriaca Katharina Posch.

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Karl Unterkircher Award 2012, le nominations

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Il 6 luglio 2012 a Selva di Val Gardena si svolgerà la seconda edizione del Karl Unterkircher Award. Gli alpinisti nominati per il premio sono Simone Moro, Denis Urubko e Cory Richards per la prima invernale al Gasherbrum II, Sean Villanueva, Ben Ditto, Nicolas Favresse e Olivier Favressee per le Big Walls in Groenlandia e Marina Kopteva, Galina Chibitok e Anna Yasinskaya per la loro via nuova sulla Great Trango Tower in Pakistan.

I ricordi della 1a edizione Karl Unterkircher Award 2010 sono ancora vivi. Era il 9 e 10 luglio e per quest’occasione si incontrarono a Selva di Val Gardena alpinisti di fama mondiale come Simone Moro, Markus Prezelj, Rok Blagus und Luka Lindic (Slovenia), Ueli Steck (Svizzera) Robert Jasper (Germania), Roger Schäli (Svizzera) nonché Samuel Anthamatten e Michael Lerjen-Demjen (Svizzera) e membri della giuria d’onore Ines Papert, Hans Kammerlander, Rolando Larcher. Gli ospiti d’onore erano Kurt Diemberger, Walter Nones e Simon Kehrer. Tutti erano venuti per ricordare e rendere omaggio al nome di Karl Unterkircher in occasione del primo award alpinistico a livello altoatesino.

Kurt Diemberger, unico alpinista ancora vivente a vantare due prime salite assolute su due ottomila, trovò le parole giuste a fine della manifestazione dicendo: “…L´ideale di Karl continua. Andare avanti, senza farsi gabbie, senza porsi limiti, verso quello che si sente come il vero…”. In queste due serate, i candidati presentarono per mezzo di video e/o proiezioni di diapositive le loro eccellenti ed emozionanti scalate per le quali erano stati nominati.

Fu Ueli Steck a ricevere il premio d’onore della 1° edizione “Karl Unterkircher Award”. L’alpinista svizzero era stato premiato per le straordinarie performance compiute nel 2009, anno in cui salì la via Schmidt alla nord del Cervino salita in meno di due ore, l’8a sulla Golden Gate di El Capitan e due ottomila saliti senza ossigeno: il GII e il Makalu. Ma anche gli altri alpinisti vennero onorati con una targa in dolomia, che rappresenta le cime del Sassolungo, simbolo della Val Gardena, dalle quali sorride il volto di Karl. Fu una festa ben riuscita, “…un importante momento di incontro paragonabile, fatte le debite proporzioni ai Piolet d’Or…” come commentò una nota rivista d’alpinismo.

Di recente il gruppo di lavoro e il comitato fondatore per la 2a edizione “Karl Unterkircher Award” si sono di nuovo incontrati. Per vari motivi si è deciso di introdurre l’evento come manifestazione biennale, e di nominare tre alpinsti/gruppi. La data è stata fissata per venerdì 6 luglio nella Casa della Cultura “Owald von Wolkenstein” con inizio alle ore 21.00.
I membri della giuria d’onore saranno:
Oswald Dr.Med. Oelz (Svizzera, alpinista, Presidente Giuria 2012)
Silvio Mondinelli (Gnaro), (alpinista)
Christoph Hainz, alpinista
Ivo Rabanser, alpinista
Carlo Caccia (giornalista di riviste d’alpinismo)

Questi gli ospiti d’onore che hanno confermato la loro presenza: Kurt Diemberger e due sherpa nepalesi (Temba e Subin) che conoscevano personalmente Karl. Nel corso della serata ci sarà una breve presentazione del centro sanitario a Thulopakar (Nepal) da parte degli Sherpas Subin e Temba.

I NOMINATI DELLA SECONDA EDIZIONE DEL KARL UNTERKIRCHER AWARD
Gli alpinisti e le loro eccezionali ascensioni che hanno ottenuto la nomina da parte dei Presidenti del Gruppo Rocciatori Catores e del Gruppo Guide Alpine Val Gadena sono:
1a Invernale Gasherbrum II 8035 m (Pakistan)
Simone Moro, Denis Urubko (KZ) e Cory Richards (USA) hanno compiuto il 2 febbraio 2011 la prima ascensione invernale del Gasherbrum II con temperature fino a -50°C 

Big Walls (Groenlandia)
Apertura di 9 nuove vie nelle Big Walls di Cap Farewell sulla costa sud e ovest della Groenlandia, delle quali la più rilevante e’ stata Devil’s Brew, una salita di 10 giorni, da parte di Sean Villanueva, Nicolas e Olivier Favresse (Belgio) e Ben Ditto (Usa);  La maggior parte di queste vie partivano dal ponte della propria barca. Per questa straordinaria impresa, fatta a luglio e agosto del 2010, gli alpinisti hanno vinto nel 2011 il Piolet d’Or.

Great Trango Tower 6286m (Pakistan)
Via nuova sulla parete Nordovest del Great Tango Tower, “Parallel World” (VI+ 7b, 2580m) da parte di Marina Kopteva, Galina Chibitok e Anna Yasinskaya dal 22.7. – 9.8.2011 (38 gg. in parete). Per quest’impresa hanno vinto nel 2011 il Piolet d’Or Russo. Sono le prime donne a ricevere questo premio.

Fanno parte del comitato fondatore del premio Silke Unterkircher, vedova di Karl, suo fratello Peter Unterkircher e il suo amico Herbert Mussner. La manifestazione si svolgerà sotto il patrocinio dell’Assessore per la Scuola e Cultura Ladina Florian Dr. Mussner. Fanno parte inoltre del guppo di lavoro Adam Holzknecht (Gruppo Rocciatori Catores) nonché Reinhard Senoner (Presid. Guide Alpine Val Gardena), mentre l’organizzazione e la manifestazione di contorno viene assunta dal Presidente dell’Ufficio Turistico di Selva Val Gardena Josef Kelder e la direttrice Ellis Kasslatter.

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Baston la Baffe, ripetizione di una super via per Della Bordella e Palma

Nei primi giorni di agosto Matteo Della Bordella e Fabio Palma hanno realizzato una delle rare ripetizioni di Baston la Baffe (1100m, 7c max 7a obbl.) la grande big wall alpina aperta dai fratelli Zambetti e da Denis Burdet sullo Scheideggwettwerhorn (3361m) nelle Alpi Bernesi. Il report di Fabio Palma.

Ci sono vie e pareti che, chissà perché, non hanno il posto che meritano. Alias non sono così conosciute (almeno in Italia) come meriterebbero. Una di questa è Baston la Baffe (1100m, 7c max 7a obbl.) la grande via aperta dai fratelli Nicolas e Julien Zambetti e da Denis Burdet sulla parete dello Scheideggwettwerhorn. Sarà per la difficoltà e severità della chiodatura. Sarà perché si tratta di una big wall in quota su una parete che fa veramente paura. Sarà per i bivacchi. Oppure sarà per il nome impronunciabile di quella imponente montagna, fatto sta che questo gran viaggio di 34 (!) lunghezze, con difficoltà massima di 7c e obbligatorio di 7a, meriterebbe un posto tra i sogni di tutti gli alpinisti. E dopo aver letto il report di Fabio Palma siamo sicuri che anche voi la penserete come noi.

Ore 8.20, arriva il pullman. L’inglese e la sua compagna spagnola ci hanno appena detto che andranno a fare la classica, un bivacco previsto e ritorno per 4 o più ore per ghiacciaio sommitale. Poiché fissiamo le loro calzature un po’ troppo interrogativamente, l’inglese ci fa, oh sì, abbiamo questa (mostra una piccozza…) e un paio di ramponi, ne monteremo uno a testa e l’altro saltellerà… Matteo tira su il sacco e… voilà, si rompe lo spallaccio. Panico, parolacce, concitazione, nodo allo spallaccio improvvisato, salita trafelata sul pullman. Mi guardo le mani ed esclamo, le corde! Mi giro ad occhi spalancati e l’inglese, con le nostre corde in mano, sorride. Ce le ha raccolte lui ed un fatto è chiaro e lampante: entrambi pensiamo che l’altro stia andando a farsi male…

E’ noto che il nome di un oggetto ne influenza la fortuna mediatica, e Scheideggwetterhorn… beh, volete mettere Eiger e Civetta? Pareti Nord in tutti e tre i casi, ma quando superi le dieci lettere dovresti avere almeno un suono gentile per affascinare storici e salitori. Eppure, su questo mostro, Max Niedermann aprì nel 1954 una via che qualunque storico dovrebbe inserire nelle Top aperture di roccia europee del ‘900, affermazione che le mere cifre (VI+ A3 in due giorni) giustificano abbondantemente, ma che la visione diretta della parete legittima definitivamente. Lo Schedeg-etc non è che mostri proprio linee logiche, come si dice in gergo alpinistico. In parecchi tratti va su dritto e impennato e azzardarne un’apertura in quella data… very very compliments.

Ci sono altre due linee agghiaccianti, sul nostro mostro: la via dei giapponesi (Takio e Kato, 1971. V+ A3. Si infila in posti allucinanti…) e la tortuosa e irripetuta via dei fratelli Coubal, 1989, 53 lunghezze, 7a+ max dichiarato, nome: Trikolora. Auguri ai primi ripetitori… Baston la Baffe, invece, di lunghezze ne ha 34, e devo dire che l’ho approcciata poco professionalmente. 35 minuti di avvicinamento, due bivacchi previsti giudicati comodi e molto panoramici, tratti di roccia sontuosa alternati a collegamenti che, guardando la relazione, mi dicevo, ok, questi si fanno in 10 minuti tra tutti e due. Lo zero termico, poi, croce e delizia estiva di ogni appassionato, recitava tra 4000 e 3800, ed essendo la quota finale 3200… va beh, piumino e Guscio proshell per il bivacco e qualche assicurazione in alto, niente di che. La vera sfida, mi dicevo, è fare in libera qualche tiro in alto dimostrando resistenza e autocontrollo, neanche poi così tanto, mi dicevo, visto che l’unica via che avevamo ripetuto io e Matteo dei fratelli Zambetti, al Wenden, aveva sciorinato un 6b scabroso e il resto normale amministrazione.

Non sapevo molte cose, però, ed eccone una lista stringata ed autoesplicativa:
1) Lo Scheideggwetterhorn ha sì tre muri meravigliosi da far invidia al 99% delle falesie del pianeta, ma anche una serie di parti di roccia immonda che definire pericolosa anche con chiodo o spit alle ascelle non rende neppure tanto bene
2) I fratelli, forse influenzati per la lunghissima apertura ( 8 anni…), probabilmente entrati in un viziosissimo circolo adrenalinico, si sono esaltati, e non poco, con run-out e “vai e incrocia le dita” proprio su quelle lunghezze marce e pericolose che solo a vederle, credetemi, facevano accapponare la pelle. Roba che in doppia ho più volte pensato, Dio non farmi crollare addosso quella roba.
3) Zero termico: e perché non ho riflettuto sulle foto del sito dei fratellini, sempre e comunque imbaccuccati manco fossero sul Ben Nevis? E perché non si sapeva che la via era già stata ripetuta da Sebastien Rater e Dimitry Munoz, due fortissimi e per giunta esperti anche di invernali, che nel libro firma hanno anche scritto, molto freddo?
4) Bivacco: giusta la strategia adottata, arriviamo il primo giorno a L18, saltando il bivacco ufficiale di L12, c’è una cengia, uno spiazzo ci sarà… così il secondo giorno non partiamo subito con difficoltà elevate, ci scaldiamo meglio e… tutto o quasi giusto, tranne la parola spiazzo. Per essere chiari, continuavo a ripetermi che comunque nei voli intercontinentali si dorme anche peggio (temperatura a parte…)

Insomma, 72 ore di passione complessive, 60 delle quali trascorse con piumino e guscio stretti e benedetti, con un freddo mai provato, in scalata, soprattutto alla fine del secondo giorno, e il beffardissimo sole (sulla carta presente dalle 15…) arrivato solo e solamente durante la foto finale, in cima… una vera e propria lotta, mentre in testa, col poco sangue che circolava fra i pensieri, mi rimbombava l’affermazione degli Zambetti, “grande sfida per un fuoriclasse capace di salire in RP in giornata”.

Boh, forse David Lama, magari con qualche grado in più. Chissà… io mi limito a complimentarmi con Matteo per due lunghezze difficili salite Onsight, un 7b+ stupendo e psicologico e la fessura baston, 60 metri di 7b che non potete avere idea, storia di lotta col freddo, col posizionamento Friends, col chiave freddo e bagnato. Complimenti a lui e ovviamente ai già più volte citati Zambetti: aprire su una parete così, nello stile che hanno dimostrato, è questione di tanto cuore e tanta testa. Stra-giù il cappello. In discesa, e aspettando il pulman di come-back, guardavo il mostro e pensavo alle molte super linee apribili, e mai e poi mai mi sono detto, potremmo provare per di là…

Fabio Palma

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Coppa del Mondo Lead, a Puurs vincono Jain Kim e Ramon Julian Puigblanque

La 4° tappa della Coppa del Mondo Lead 2012 è stata vinta sabato scorso dalla coreana Jain Kim e dallo spagnolo Ramon Julian Puigblanque. Il campione del mondo in carica Jacob Schubert è stato squalificato per aver usato un mezzo di comunicazione mentre si trovava in zona di isolamento.

Ad una settimana dal Campionato del Mondo di Parigi Jain Kim e Ramon Julian Puigblanque hanno vinto la quarta tappa della Coppa del Mondo di Puurs in Belgio. La coreana e lo spagnolo si sono consolati quindi parzialmente del mancato oro nella capitale francese anche se, per onor di cronaca, bisogna dire che i due Campioni del Mondo in carica non figurano nella classifica finale. Angela Eiter infatti per scelta sua non si è presentata; dopo circa 12 stagioni d’agonismo ha deciso di partecipare soltanto ad alcuni eventi scelti, come per esempio il Rock Master di Arco e appunto il Campionato del Mondo (entrambi vinti). Mentre a Puurs il neo campione del mondo Jacob Schubert ha ricevuto il cartellino rosso ed è stato quindi squalificato dopo aver guardato velocemente l’orologio del suo cellulare. All’austriaco – che si era qualificato come il migliore della semifinale – è stato applicato alla lettera il regolamento dell’IFSC per il quale in zona d’isolamento non si possono usare mezzi di comunicazione. Un regolamento che parla chiaro, che non ha quindi lasciato al giudice nessuna alternativa ma che, si auspica, dopo questo precedente non verrà più ignorata, come è successo in passato, ma applicata a tutti. “Un errore stupido” ha spiegato Schubert nel post-gara, dopo essersi scusato con gli spettatori e aver promesso di rifarsi nella prossima gara che andrà in scena ad Atlanta, USA, questo weekend.

Detto di questo sorprendente incidente, la gara ha visto delle forze in campo eccellenti: Kim ha battuto di soltanto una presa l’austriaca Johanna Ernst e di tre prese la sua compagna di squadra Magdalena Röck e la slovena Mina Markovic, nuovamente combattiva dopo un infortunio che le aveva costretto di saltare il Campionato del Mondo. A seguire la sempre più forte francese Hélène Janicot, la giapponese Akiyo Noguchi, la russa Evgenia Malamid e l’altra francese in finale, Charlotte Durif.

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In campo maschile, Puigblanque ha raggiunto la 60° presa, tre prese più in alto di Cedric Lachat, Romain Desranges e Sachi Amma (2°, 3° e 4° rispettivamente), mentre poco più in basso si sono dovuti arrendere Sean McColl, Jorg Verhoeven e Mario Lechner. Ovvero, in finale maschile erano rappresentate Spagna, Svizzera, Francia, Giappone, Canada, Olanda e l’Austria… più internazionale non si può! E l’Italia? Stefano Ghisolfi si è piazzato 11°, Francesco Vettorata 16°, Silvio Reffo 22° e Jenny Lavarda 23°.


IFSC Climbing Worldcup (L) – Puurs (BEL) 2012
Uomini

1 Ramón Julian Puigblanque 1981 ESP 60+
2 Cédric Lachat 1984 SUI 57+
3 Romain Desgranges 1982 FRA 57+
4 Sachi AMMA 1989 JPN 57+
5 Sean McColl 1987 CAN 55+
6 Jorg Verhoeven 1985 NED 51+
7 Mario Lechner 1991 AUT 45

Donne
1 Jain Kim 1988 KOR 56
2 Johanna Ernst 1992 AUT 54+
3 Magdalena Röck 1994 AUT 51+
4 Mina Markovic 1987 SLO 51+
5 Hélène Janicot 1993 FRA 50+
6 Akiyo Noguchi 1989 JPN 49+
7 Evgenia Malamid 1987 RUS 47+
8 Charlotte Durif 1990 FRA 47+

Denis Urubko alla scoperta della Spagna verticale

Il viaggio spagnolo dell’alpinista kazako Denis Urubko, un tour intenso con il forte alpinista Alex Txikon per arrivare in tempo al Festival di Vielha…

Uno sguardo alla storia mostra che la Spagna è nata dalle sue province settentrionali, quelle nascoste tra le pieghe delle montagne dei Pirenei. Fu lì che i baschi, insieme con le altre vicine popolazioni iberiche, bloccarono l’espansione araba. Ed è da qui che, alla fine del VIII secolo, è iniziata la Reconquista. Fu allora che il regno basco, che nel corso del tempo ha spesso cambiato nome e capitale, iniziò ad espandersi prendendo possesso del sud, dell’est e dell’ovest. Così il nord dominava, nutriva e accoglieva. Nei Pirenei la gente viveva felice, godendo dei frutti di sicuri raccolti e di prosperose mandrie.

Da molti anni considero il nord d’Italia come il paradiso dell’arrampicata, ma dopo aver visitato i Paesi Baschi ho cominciato ad avere dei dubbi. O almeno, ad essere meno categorico. Specialmente quando, in macchina con Alex Txikon, abbiamo superato i primi pendii, immergendoci piacevolmente in nuovi panorami. Incredibili bastioni di roccia hanno sostituito le vedute mozzafiato delle verdi colline. E, nello splendore caldo dell’orizzonte, è apparsa una magnifica catena montuosa – le creste dei Pirenei bucavano il cielo come lame innevate.

– Alex, guarda! – entusiasta batto sulla spalla del mio amico – E’ incredibile!
– Sì, è una gran muraglia, hai ragione …
La macchina affronta la curva successiva e vola verso un’altra collina.
– hai visto c’è un castello su quel monte. Ci sei mai stato?
– E lì ce n’è un altro. Ci sono un sacco di castelli qui.

La strada ci porta verso nord. Da qualche parte lassù, al confine con la Francia, c’è la stazione sciistica della Val d’Aran. Avremmo dovuto arrivarci entro le 13.00, ma erano già le 14.00 – eravamo in ritardo su tutti i fronti. Ancora una volta ci ha chiamato Itziar Alcibar, la manager-organizzatrice del festival, così Alex si è sentito autorizzato a spingere ancora di più sull’acceleratore… da togliere il fiato. Giustificarci di fronte a quella donna intelligente e caparbia sarebbe stato difficile. Eravamo in ritardo, stop.

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– Sono pareti enormi Alex! Guarda quella, è strapiombante e alta almeno 200 metri!
– Chris Sharma… lo conosci? – Sì, annuii – Vive qui. Ha lasciato l’America, si è trovato una ragazza spagnola e ora arrampicano assieme in questo paradiso di roccia.

Eravamo in ritardo perché Alex aveva deciso di buttarsi giù da una delle torri dei Mallos di Riglos, una zona nella parte settentrionale dell’Aragona. Così dopo esserci alzati alle 5 del mattino avevamo corso come dei pazzi in autostrada per avere il tempo di fare una deviazione ed arrivare a Bilbao via Riglos. In albergo avevamo fatto una rapida colazione insieme a Carlos Suarez, poi su di corsa per il sentiero. Una corsa veloce, tra cespugli spinosi, saltando come dei camosci sulle rocce. Il mio amico era nervoso… solo un po’, ma aveva gli occhi rossi. Come se l’adrenalina gli arrivasse fino alla gola.

Pochi giorni prima mi ero fatto prendere da questo pieno di energia che si chiama Alex Txikon. Ci eravamo già incontrati al Campo Base del Broad Peak, poi avevo attraversato il ghiacciaio del Karakorum nel bel mezzo dell’inverno… e ora, con pochissimo tempo a nostra disposizione, stavamo correndo tra vette e bastioni rocciosi, da Reynosa a Arrigoriaga, da Dima a Riglos. Sono fortunato!

Txikon mi ha portato su una via, Suarez ha scalato con me, molti altri mi hanno offerto caffè e vino, battendomi la spalla felici, chiedendomi come stavano andando le cose. “Denis! Hola! Come va? Dammi un cinque!”. Così ho “toccato” l’alpinismo dei Paesi Baschi, dalla Cantabria con i suoi Picos d’Europa, alla Navarra forte come l’ebano, ai paesaggi luminosi dell’Aragona. E, non volevo più andarmene.

– Domani… domani Denis prendiamo un parapendio – ha mormorato Alex con gli occhi che brillavano.
– E?
– E voleremo! Ti insegnerò.
– Quante volte hai volato?
– Soltanto una! – ha sorriso Txikon – Ma è stato fantastico!

Sì! Bisogna vivere al massimo. Il sangue caldo basco gli pulsava in testa. Sembrava preso dal suo ritmo e dalla sua potenza. Tutti quei pensieri, quei sentimenti, quegli stati d’animo… ah! Mi vengono alla mente tutti quei giochi selvaggi di queste terre. Colpire la palla con una mano… a volte senza bende, per scagliarla contro una parete. Tagliare enormi tronchi con l’ascia. La corsa dei tori per le strade di Pamplona. Prendere in spalla centinaia di chili di ciottoli – e questo più di una volta! Soltanto persone incredibili sono capaci di questi sforzi enormi.

Quindi eravamo lì. A 140 chilometri all’ora e attraversavamo a tutta velocità profondi canyon. Sotto pareti alte 200 metri. Sotto montagne con le loro creste che si ergevano ad altezze inverosimili sopra di noi. La strada serpeggiava verso l’alto. La macchina strideva ad ogni curva. Ed io, seduto lì, pensavo agli arrampicatori del posto come Alex Txikon, Juanito Oiarzabal, Eneko e Iker Pou, Inaki Ochoa, Alberto Innurategi. A come sia possibile vivere esprimendo tutta l’immensità dell’anima, come i Pirenei che si ergono sopra la pianura. Sì, era questo il nord della Spagna!

Salewa RockShow chiama, Milano Tonic risponde

Il report di Matteo Pastori della prima tappa del Salewa Rockshow 2013, tenutasi a Milano nella palestra Tonic il 14 aprile scorso.

Nella prima vera domenica di primavera milanese del 2013, si è svolta la prima tappa Italiana del Rockshow di Salewa. Mentre il quartiere di Milano Lambrate era ancora paralizzato per le installazioni di Design del Fuorisalone 2013, uno show ancora più appassionante stava per cominciare sulle pareti della Tonic di via Mestre 7, una delle prime palestre indoor di arrampicata italiane.

Nononostante le premesse non incoraggiassero i climbers alla “chiamata”, un instancabile gruppo di 98 climbers dava luogo ad uno degli eventi più emozionanti e divertenti che io ricordi (e quest’anno festeggio i miei primi 15 anni da organizzatore di Contest ed eventi vari nel mondo del climbing!).

Difficile spiegare, a chi non c’era, l’alchimia del momento, ma cercherò di riassumere per punti i momenti magici della giornata.
– In primo luogo 98 entusiasti partecipanti, da boulderisti esperti a principianti assoluti, attorniati da un numerosissimo e calorosissimo pubblico, con nessuna tattica di gara, solo la voglia di arrampicare il più possibile, tutti accomunati dalla stessa passione!
– Un ambiente spazioso ed accogliente allestito ad hoc per l’evento, con 27 boulder divertentissimi, da lanci epici a top su coni e palle mobili preparati dalla guest star Niccolò Ceria e coaudiuvato dallo staff Tonic – Salewa Store Milano dalle tre P: Pastori, Piotto, Prina.
– Un ottimo rinfresco e buffet – prima durante e soprattutto dopo – lo Show,
– Un’organizzazione – Tonic & Salewa – impeccabile!
– Uno speaker Paolo Cattaneo – con musica e animazione super che ha dato la carica a tutti per 6 ore filate!
– Un entusiasta marketing manager Salewa – Luca Dragoni – che ha portato direttamente da Bolzano super premi per tutti, anche in estrazione!
– Due boulder di finale spettacolari con spettatori letteralmente impazziti!

Dimenticavo la cronaca vera e propria della giornata: i primi due vincitori italiani del Rock calling sono Raffaele Tangari – giovane promessa – e Chiara Limonta – giovane realtà – che si sono aggiudicati l’accesso alla fase successiva dello Show dopo una finale a dir poco memorabile!

Insomma, per dirlo con le parole del vincitore maschile, una partenza del Salewa Rockshow… “a bomba!” Grazie a tutti e alla prossima!

Matteo Pastori

Le foto di Milano su Facebook

E TAPPE ITALIANE
14 aprile – Milano, palestra Tonic Network Benessere in collaborazione con il SALEWA Store Milano
20 aprile – Borgo San Dalmazzo (CN), palestra il.PUNTO, in collaborazione con il negozio Massi Sport
12 maggio – Valdagno (VI), presso la palestra 7A del centro servizi Le Guide, in collaborazione con il negozio Valli Sport
18 maggio – Pescara, palestra Blockhaus Climbing Garage, in collaborazione con il negozio King Line
8 giungo – Verres (AO), palestra Topo Pazzo Climbing House, in collaborazione con il negozio SALEWA Store Aosta

Maggiori informazioni su:
www.salewa.com/rockshow
www.facebook.com/salewa.rockshow

NEWS: Salewa Rockshow

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Coppa del Mondo di arrampicata su ghiaccio 2013 – il video di Cheongsong

Il video della prima tappa della Coppa del Mondo di arrampicata su ghiaccio 2013 svoltasi a Cheongsong (Sud Corea) il 12 – 13/01/2013.

Mentre è in atto proprio in questo momento la seconda tappa della Coppa del Mondo di arrampicata su ghiaccio nel parcheggio più freddo della svizzera, ovvero a Saas Fee, ecco invece il video della prima tappa di Cheongsong in Sud Corea che ha visto primeggiare Angelika Rainer e il russo Alexey Tomilov e che ha regalato a loro anche il titolo di Campione del Mondo.

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Luna park e il drytooling sull’Altopiano di Asiago

Si chiama Luna Park, il nuovo sito di drytooling e misto sull’Altopiano di Asiago (VI). La presentazione della guida alpina Michele Guerrini e il racconto di Enrico Rasia Dani che aveva scoperto la storica cascata di ghiaccio Luna Rossa accanto alla quale si sviluppano queste 8 nuove vie di drytooling.

LUNA PARK di Michele Guerrini
Avevo sentito parlare di questo posto nei pressi di Asiago (VI) dove erano state scoperte numerose cascate agli inizi degli anni ’90. Vista la quota (1000mt circa) lo avevo sempre un po’ “snobbato” credendo che la formazione fosse rara e le cascate poco interessanti, a parte la più famosa ed impegnativa Luna Rossa. A dicembre 2012 mi trovavo a passare tre giorni di vacanza con la famiglia nel paesino di Tresché Conca, quando un pomeriggio mi decisi a fare un passeggiata di ricognizione alla ricerca di questo luogo mai visto. L’ora era tarda (15.00) ma la mia voleva essere solo una visita, un sopraluogo nonostante avessi portato tutta l’attrezzatura. Parcheggiata l’auto, mi incamminai sulla strada forestale ricoperta da un leggero strato di ghiaccio e dopo circa 20 minuti trovai il sentiero di accesso al “canyon” del torrente Ghelpak.

Era mia intenzione valutare la candela di Luna Rossa, viste le temperature non proprio invernali di quel periodo; così sceso fino al torrente mi diressi verso destra in direzione della prima calata di accesso alla cascata, effettuai la doppia ma non tolsi la corda vista l’ora (alle 16.00 sarebbe stato buio). Rimasi sorpreso da quella splendida formazione: una candela di circa 25 mt ed una parte superiore a balzi verticali con uno sviluppo di ben 50mt totali. Così il giorno dopo, con più tempo a disposizione, tornai, ma questa volta dall’alto per calarmi e valutare da vicino la “tenuta” della struttura. Con una statica arrivai alla base constatando che la formazione non era ancora delle più solide. Comunque, salii autoassicurato la candela che “vibrava” emanando un rumore sordo, classico delle strutture sospese… il ghiaccio in realtà era plastico e le becche penetravano in modo sicuro. Il meteo ha voluto che quest’anno Luna Rossa si attaccasse fino alla base, ma in realtà non è stato così per tutti gli anni precedenti. Vedendo la possibilità, quel giorno chiodai la parete immediatamente dietro il candelone di modo da poterlo salire fin dove arrivava anche in anni “secchi”. È nata così Luna Dry: una prima parte su roccia con necessità di proteggersi con friends (fondamentale la seconda protezione con un B.D. n° 1 rosso) e chiodi normali, per affrontare l’uscita un po’ strapiombante della “fronda” e i successivi 20mt su ghiaccio da proteggere con viti.

Il luogo meritava indubbiamente per la tranquillità, l’estetica e soprattutto per quella fantastica parete che leggermente strapiombante saliva verso il bosco “sporcandosi” di ghiaccio variabile ed ogni settimana diverso. Sono nate così 8 linee interessanti, alcune difficili, altre un po’ meno, alcune con carattere “alpinistico”, altre a spit ma sempre poi da proteggere sul ghiaccio con viti o fettucce su candele varie. Alcuni itinerari hanno soste intermedie per affrontare le uscite (in sicurezza) non sempre formate in modo perfetto; altri sono monotiri fino alle piante (45 o 50mt). Per la maggior parte degli itinerari è necessaria esperienza nel piazzare protezioni veloci sempre abbastanza sicure. I gradi su roccia sono esclusivamente riferiti alle difficoltà tecniche, mentre quelli sul ghiaccio possono variare a seconda delle condizioni, come pure le uscite. Tutte le lunghezze presentano anche una difficoltà globale( I-XI gradi scozzesi) che tiene conto dall’aspetto mentale dovuto alla possibilità di proteggersi, alla distanza fra le protezioni, alla loro solidità e alla qualità e spessore del ghiaccio incontrato durante la prima salita. I chiodi e gli spit sono tutti evidenziati con cordini o fettucce, per trovarli anche sotto lo strato del ghiaccio. Friends utili dallo 0.4 al 3 B.D. in alcuni casi doppi i numeri 0.4 e 0.5. Su ghiaccio utili viti corte e fettucce intorno a candele più o meno formate.

Nome

Grado

Lunghezza

In your Ice

M6 WI6 V

45m

Si tratta della formazione di ghiaccio a destra di Luna Rossa e presenta una partenza dry ma poi prosegue esclusivamente su ghiaccio. spit + friend 0.5. Gennaio 2013 Michele Guerrini.
2. Luna Rossa

WI5+ IV

65m

L1:15m. L2:50m. Normale dotazione da ghiaccio. Enrico Rasia Dani, Paolo Cristofari, Gigi “scavejo” 2000/01
3. Luna Dry

M7+ WI6 IV

50m

La prima linea dry nata sulla parete. Chiodi normali e friend (fondamentale B.D. n° 1 come seconda protezione) posizionati abbastanza vicini e molto sicuri. Ultimi due collegati tra loro (possibile sosta per il tiro solo dry) (25m prima sosta + 25m). 27.12.12 Michele Guerrini 4. Premio Nobel

M9 WI6 V

50m

In memoria del Premio Nobel Rita Levi Montalcini che ci ha lasciato (il 30.12.2012 a 103 anni) un ricordo indelebile di professionalità e umanità. Difficile tecnicamente con protezioni abbastanza vicine e sicure; possibile integrazione con friends 0,5 e 0,75 L1:35m L2:15m. 31.12.2012 Michele Guerrini
5. Guido Piano

M7+/8 WI6 VII

50m

Una delle più impegnative a livello psicologico anche se protetta a chiodi ma da integrare con friends nei passi chiave (0,5 e 0,75 doppi) fondamentale un friends 0,5 come seconda protezione L1:35mt L2:15m. Gennaio 2013 Michele Guerrini 6. Mi chiamo John

M9+ WI6 IV

50m

Omaggio a Giovanni (figlio di Enrico Rasia) Si tratta di una salita protetta a spit e chiodi normali tra le più sicure del muro.13.02.2013 Guerrini/Rasia Dani 7 Fantastico Passat

M7+/8 WI6 VI

50m

Altro capolavoro di misto questa volta dedicato al mio VW Passat datato 1989 e ancora circolante. Protetta inizialmente con buoni chiodi poi qualche friends 0,4-0,5-3 (0,4 doppio). 16.02.2013 Michele Guerrini 8. Paprika

M9 WI6 VI

50m

Strapiombo iniziale molto atletico poi parete verticale fino al ghiaccio. Spit iniziali poi friends (0,4-0,5-0,75). 02.03.2013 Michele Guerrini 9. (P)asso di Pikke

M7 WI6 IV

50m

Click Here: habitat tord boontje Da un piccolo anfiteatro si sale per 3mt una lingua di ghiaccio e alla cengia si attraversa a sinistra salendo poi uno spigolo e una paretina strapiombante prima dell’uscita su ghiaccio. Spit + friends (0,4-1). 24.02.2013 Michele Guerrini


Come arrivare:
Al termine dell’autostrada A31 (Valdastico), all’uscita di Piovene Rocchette si gira in direzione Asiago salendo successivamente i 10 tornanti della strada SS349 (del Costo) giungendo al paese di Tresché Conca. Proseguire in direzione Asiago e dopo circa 3km si passa sul ponte del torrente Ghelpak. Parcheggiare subito alla sinistra del ponte. Seguire la strada forestale per ca.25min (oltrepassando sulla destra un’area attrezzata a parco giochi) fino a incontrare una panchina sulla destra. Di fronte alla panchina scendere il sentiero fino al fondo della valletta (5min dalla panchina). La parete del Luna Park si trova sulla destra mentre le altre cascate sulla sinistra (vedi anche guida di Francesco Cappellari).

Un ringraziamento particolare a Valli Sport e Salewa per il materiale e l’abbigliamento.


LUNA ROSSA
di Enrico Rasia Dani
Forse era l’88 o l’89, non ricordo… un inverno senza neve, la morosa, la prima, qualche giorno di vacanza da studi e impegni di lavoro; la rivista della montagna tra le mani e le prime cascate, un miraggio. Sottoguda, Val Badia, le cascate della Valle d’Aosta.

Complice una vacanza a Cesuna durante le feste di Natale e sci da tenere in garage, un pomeriggio mi sono deciso di cercare l’introvabile: cascate di ghiaccio su un altopiano! Partito con una piccozza e scarpe da ginnastica (che alpinista!) ho seguito l’istinto e la fisica, torrente Ghelpach… stradina, panchina, giro a sinistra, scendo il pendio, scivolo, strappo i jeans nuovi, picca che tiene, scendo ancora e… …la fortuna mi ha portato direttamente in un piccolo giardino di cristallo.

Due anni dopo mi ripresento con 2 picche, 4 chiodi, una corda e la nuova morosa… la prima cascata fu scalata e la dedicai a lei. Poi passarono 8 anni, tutti i posti piu’ gettonati servirono a far esperienza ed ecco che con il mio amico Gianfranco ci passo’ nella testa di andare a vedere se il famoso posto che da sempre gli raccontavo era interessante. Erano i tempi di Luna Rossa vincente, alla sera ci facevamo scorpacciate di regate e il mattino scalavamo sempre una cascata nuova; in ogni caso anche gli amici di sempre vennero e scalarono con noi: nacquero così la Goulotte Azzurra, 8 Chiodi, Dolce Sabi, L’anfiteatro i 3 scalini. Gian fece una piccola relazione e venne pubblicata su Pareti, non ricordo l’anno. Scalato quasi tutto, era fine marzo, Gian invece di scendere il sentiero a sinistra, va verso destra e dopo aver sceso un piccolo salto urla…Ericuccio…che roba è questa? La settimana dopo, lui era impegnato, ma eravamo sul posto in 3; la cascata fu salita da primo da Ferro, poi da me e poi da Gigi, fu una giornata memorabile, nacque così Luna Rossa.

Altri 10 anni, Michele va a vedere, c’è roba per te vicino a Luna Rossa. Vacanze di natale, finalmente mi crede, ci va. Ogni settimana mi manda 1 sms, oggi è nata…vie di dry moderno, bellissime; torno, la neve, i luoghi familiari, la sensazione di tornare da una tua creatura; mi sto calando, ho il trapano in mano, ultimo giro di chiave, la sensazione di aver fatto una cosa che resta: Mi chiamo John, l’ho dedicata a mio figlio anche se l’ho chiamato Giovanni, ma lui dice di chiamarsi così, boh… non capisco più, di una cosa però sono certo: grazie Mike, amico mio tu mi hai insegnato una cosa, che per scalare bisogna voler salire e per tracciare bisogna voler fare.

Shaan-Kaya, rope jumping in Crimea

Il video che presenta l’incredibile salto in rope jumping dalla Shaan-Kaya, uno dei più alti salti con la corda del mondo.

Sia chiaro che non lo farei. Ma prendetelo come un divertimento (tutto loro…). Siamo sulla costa meridionale della Crimea. Sulla Shaan-Kaya. Un posto bellissimo. Una favolosa pineta sormontata da un’altissima muraglia gialla. E’ da lì che ci si lancia per uno dei salti con la corda più alti del mondo.

Ci si tuffa da 235 metri di altezza per un volo in “caduta libera” (alias stile rope jumping) di 160m per una profondità totale del salto di 180-190m. Come dire “i 7-8 secondi più memorabili della vostra vita”. Inutile ripetere che non lo farei neanche per tutti i sorrisi delle ragazze “saltatrici” di questo video 😉

Ice Climbing World Cup 2013, a Saas Fee vincono Tomilov e Tolokonina

Il 19/01 a Saas Fee (Svizzera) la seconda tappa della Coppa del Mondo di arrampicata su ghiaccio, è stata vinta, dopo due finali al cardiopalma, dai russi Maxim Tomilov e Maria Tolokonina. La meranese Angelika Rainer è seconda.

Un enorme arco, un Olandese volante e due grossi tronchi da “battere”, queste le novità di Saas Fee 2013, la sempre bella tappa di coppa del Mondo di ghiaccio. Quest’anno gli organizzatori hanno rinnovato la struttura posta all’interno del freddissimo parcheggio multipiano del paesino svizzero, aggiungendo un enorme arco che ha dato sfogo alla fantasia dei tracciatori, che hanno potuto così creare bellissime vie, con addirittura due sezioni di legno da battere con le piccozze in sostituzione al ghiaccio puro, ma che hanno comunque dato spettacolo e fatto selezione.

Le gare femminili hanno messo ancora una volta in evidenza Angelika Rainer, battuta di un soffio dalla russa Maria Tolokonina, ma solo per il risultato delle semifinali, dove la meranese ha solo toccato una presa che Maria ha tenuto; bellissime le prestazioni di queste due ragazze, che hanno distanziato di molto le avversarie ed hanno letteralmente infiammato il pubblico presente, e tutto pagante, dell’Ice Dome di Saas Fee, dando vita ad una sfida a due memorabile. Da segnalare il bel terzo posto della Ceca Lucie Hrozova e l’ottimo quarto posto della neo campionessa del mondo giovanile di Ice climbing 2013, Petra Klingler, anche lei del “reparto corse Grivel” come Angelika e Maria. Seconda italiana in gara era l’altra altoatesina Barbara Zwerger, decima e di pochissimo fuori dalla finale; un peccato, perché sarebbe stato bellissimo vedere le due italiane, iscritte tramite l’AVS altoadige, sfidare l’armata russa.

Nell’altra finale, quella maschile, a dare spettacolo è stata la cordata russo/coreana Maxim Tomilov e Park Heeyong, quest’ultimo secondo per una sola presa. I due hanno dato dimostrazione di grande forma, con due letture totalmente diverse della spettacolare via, ma che alla fine li ha portati entrambi vicinissimi al top. Terzo posto finale per l’ukraino Sypavin e quarto per l’altro russo Kuzovlev, entrambi del team Grivel, come il vincitore Maxim Tomilov. Unico italiano in gara era Mauro Dorigatti, ottimo quinto dopo le semifinali, ma purtroppo squalificato per aver toccato con la piccozza la linea rossa che delimitava lo spazio in cui “battere” sul tronco di legno; decisione presa dai giudici dopo un ricorso fatto dai Bulgari, che ha lasciato l’amaro in bocca al nostro Mauro, non solo per la squalifica che gli ha dato solo il 20 posto, ma anche perché non tutti gli atleti che avevano toccato fuori dalla zona consentita sono stati squalificati. Lo aspettiamo a Rabenstein, dove insieme ad Angelika, Barbara, ed altri italiani, daranno sfida al resto del mondo, per la prossima tappa di World Cup.

Per la velocità, da segnalare la storica impresa dell’olandese volante Dennis Van Hoek, che da solo ha demolito i forti russi ed il loro solito dominio della Speed, andando a prendersi una vittoria meritatissima; a completare il podio i due russi Spytsin ed Iakovlev. La velocità femminile è stata vinta da Maria Kravasina, russa come Maria Tolokonina e Julia Olejnicova, rispettivamente seconda e terza.

di Marco Servalli

Classifica Lead – Ice World Cup 2013 – Saas Fee:
Men Lead Final:
1. TOMILOV Maxim, RUS
2. PARK Heeyong, KOR
3. SYPAVIN Valentyn, UKR
4. KUZOVLEV Nikolay, RUS
5. LYULYUKIN Ivan, RUS
6. VOLKHONTSEV Andrey, RUS
7. LOBZOV Stanislav, RUS
8. DOBRINSKIY Pavel, RUS
Women Lead Finals
1. Tolokonina Maria, RUS
2. Rainer Angelika, ITA
3. Hrozova Lucie, CZE
4. Klingler Petra, SUI
5. Gallyamova Anna, RUS
6. Filippova Maryam, RUS
7. Badalyan Liudmila, RUS
8. Shin Woon Seon, KOR